INS/ORTI - CREPE FERTILI
L’espressione “verde urbano” viene comunemente riferita alle sole aree di verde “artificiale”, cioè costituito da piante selezionate e predisposte dall’uomo in apposite aree progettate ed attrezzate per accogliere parchi, giardini, piazze o viali. La scelta delle diverse specie di vegetali, nonché della loro disposizione e organizzazione in queste aree, segue ovviamente degli standard, dei modelli costruiti in base a determinate valenze funzionali ma anche estetiche che portano spesso ad impiantare piante ed alberi estranei al territorio.
Ciò nonostante, gli alberi e le piante in questo tipo di aree, per il solo fatto di costituire un parco, un giardino pubblico o un viale alberato, vengono riconosciute, valorizzate e tutelate in quanto “verde urbano”: questi vegetali, continuamente assistiti e curati, risultano allo stesso tempo preziosi, funzionali alle esigenze dei cittadini, esteticamente apprezzabili.
Per opposizione, tutto ciò che non rientra, o che comunque non è previsto dallo statuto che regola il “verde urbano”, assume comunemente delle valenze negative: non è funzionale, è antiestetico, persino dannoso. Le piante nate e cresciute autonomamente negli angoli dei marciapiedi, sul ciglio delle strade, nelle aree abbandonate, nelle crepe urbane, sono piante “fuori posto”, vengono considerate “erbacce”, “piante infestanti”, “verde incolto”, piante inutili, sgraziate, parassite. Di conseguenza, queste piante, a prescindere dalla specie, dalle dimensioni o dal contesto in cui sono cresciute, vengono sistematicamente eliminate, rimosse o abbattute.
Il progetto fotografico
Il progetto fotografico “Ins/Orti – crepe fertili” vuole documentare la grande varietà di specie vegetali spontanee presenti nel territorio urbano bolognese, nonché alcune realtà poco note di piccoli appezzamenti di terra abbandonati e coltivati abusivamente in aree residuali, proponendosi di invertire i valori negativi comunemente attribuiti al verde spontaneo.Modalità di realizzazione
Gli scatti sono stati pensati e realizzati seguendo due diverse modalità:
1) Immagini raffiguranti primi piani di ogni singola pianta/albero/arbusto/ortaggio. Si tratta di veri e propri ritratti delle singole piante spontanee, spesso riprese dal basso verso l’alto, che ne mostrano da vicino la forma e l’aspetto, ne mettono in evidenza il colore, la sagoma delle foglie, le nervature, i principali tratti distintivi.
2) Immagini raffiguranti le panoramiche dei luoghi che accolgono le diverse specie individuate.
Quando guardiamo un volto come pure un oggetto o una pianta inquadrata in primo piano, il luogo in cui viene ripreso il soggetto, se pur presente nello sfondo, perde le coordinate spazio-temporali divenendo “spazio qualsiasi”.
Accade allora che il soggetto assuma uno spazio ed un tempo proprio, mentre i singoli elementi che lo compongono, le sue proprie qualità si legano tra loro in un tutto armonico, facendone risaltare l’unità, l’equilibrio, la singolarità.
Mostrare decine di piante spontanee ritratte in primo piano significa allora isolarne le singole identità, ma anche creare una tensione affettiva nello sguardo dell’osservatore, il quale si soffermerà sulle caratteristiche che differenziano e identificano le diverse specie vegetali. A partire da quel momento le piante, sottratte al loro contesto, non saranno più “verde incolto”, “erbacce”, “piante infestanti”, ma più semplicemente “piante”, “esseri vegetali”, ognuno con un suo determinato aspetto, con le foglie e i fiori di una certa forma e di un certo colore: saranno un acero, un pioppo, un’edera, un platano, un finocchietto selvatico, un ailanto.
Proprio allo scopo di affrancare ogni singola pianta dall’anonimato, ogni fotografia è accompagnata da una didascalia che indica il nome e i principali possibili utilizzi - alimentare, medicinale, ornamentale, combustibile - delle diverse piante.
Soffermare lo sguardo sulle differenze e le identità singole all’interno del mondo vegetale significa modificare il nostro sguardo quotidiano sul verde spontaneo, solitamente ignorato.
Quando lo sguardo dell’osservatore durante il percorso si poserà sulle rispettive panoramiche che ricollocano ciascuna delle piante osservate, identificate e denominate, nel loro contesto reale, ovvero, lo spazio urbano, il quartiere o la strada che le accoglie, percepirà allora questi luoghi non più come spazi morti, ma come crepe fertili.
Il progetto comprende 90 fotografie (45 primi piani e 45 panoramiche).
Le foto presentate sono una selezione di 10 fotografie (5 primi piani e 5 panoramiche)
